DAL 8 DICEMBRE 2018 AL 6 GENNAIO 2019

In Piazza Roma a Romano di Lombardia

Il presepe de "Il Romanino" per la città di Romano.

L' inaugurazione si è svolta sabato 8 Dicembre alle ore 17.00, con  la partecipazione del parroco di S. Maria Assunta in Romano, Don Valentino Ferrari, che ha officiato la cerimonia di benedizione dell'opera, del Sindaco Sebastian Nicoli, e della professoressa e storica dell'arte Orietta Pinessi, che ha esposto una lettura di questo originale presepe nei suoi significati e riferimenti testuali. 
Ringraziamo Don Angelo Giudici, parroco di S. Pietro Apostolo ai Cappuccini, che ha prestato la statua del bambin Gesù e, ovviamente, ringraziamo i fautori dell'opera: Mirko Rossi per l'ideazione artistica, Giacomo Valentini e Bruno Zanotti per la progettazione e la realizzazione.



"Voi siete SALE della terra e LUCE del mondo". (Matteo 5, 13-16) 

Gesù ci invita a non perdere il sapore e la sapienza della vita e a non sprecare la luce, ma a scoprire quanto siamo immersi in essa: la luce che non solo è visibile ma che serve per far vedere tutte le cose.

“In te è la sorgente della vita; quando ci illumini, viviamo nella luce”. Salmo 35 .10

Una costruzione grezza: un alveo che accoglie come la terra il seme ( il Bambino) ,  si apre  e mostra la Luce che genera altra luce 

 Nel linguaggio dei Salmi, ‘vedere la luce del volto di Dio’ significa concretamente incontrarlo come noi qui incontriamo il Bambino.

Il Bambino è Luce 

Dio dona all'uomo la Luce e la rivelazione nel suo figlio. 

La Luce del Natale è questo: il bambino di Betlemme che viene a liberare l'uomo dall'ombra della morte e del peccato: "Il popolo che siede nelle tenebre vide una grande luce "(Mt 4, 16). La luce che brilla nella notte oscura significa vita e felicità; essa scaccia le tenebre della morte. E' lo splendore del mondo celeste, un’espressione simbolica della santità e della gloria di Dio, che evidenzia l'importanza del momento come incontro di Dio con gli uomini. 

Questa luce e la straordinarietà del momento, ci aiutano a comprendere la gioia della liberazione avvenuta tramite l'incarnazione.

Ma anche  SEME / sepolcro

Il  Bambino è il seme . Il seme può dare vita solo se muore nella terra : “In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”(Gv 12,24)

Una collegamento particolare : esiste il Natale perché noi possiamo celebrare la Pasqua: non a caso se ci allontaniamo dalla vista centrale  leggiamo, disegnata dalla luce , una croce, una crux commissa, (particolare tipo di croce, di cui la traversa è posta alla sommità della parte verticale (cum-missa), la cui forma richiama la lettera T. Per questo è anche definita croce a T o tau),  ma anche una luce liberata e quindi Luce risorta.

Anche se ora in pieno clima natalizio facciamo fatica a creare un collegamento ricordiamo che anche la liturgia, nella solennità dell’Epifania, istituisce un evidente collegamento con la Pasqua del Signore, non solo perché in questa giornata il sacerdote, dopo la lettura del Vangelo, può dare ai fedeli l’annunzio della Pasqua ma anche perché gli stessi doni che i Magi portano a Gesù inducono un tale legame. Infatti, se l’oro simboleggia – in quel misterioso Fanciullo – il Re e l’incenso il Dio immortale, la mirra annuncia l’Uomo deposto dalla Croce. Sì, perché quel Bambino nato per noi, morirà un giorno, per noi e per la nostra salvezza, sul legno della Croce: “dalle sue piaghe – dice san Pietro citando Isaia – siete stati guariti” (1Pt 2,24).

 

Il sepolcro/seme

Non solo la liturgia, ma anche l’arte cristiana – d’oriente e d’occidente – ha voluto rendere evidente l’unità del Mistero, collegando Incarnazione e Redenzione in un unico grande atto d’Amore. Quelle culle in pietra che, in tante immagini (icone, affreschi, quadri) del presepe, somigliano più a sepolcri che non a lettini per neonati, o quel Bambinello completamente fasciato che sembra una mummia cosa vogliono dire se non che quel Fanciullo darà un giorno la vita per noi? Se ci si reca, ad esempio, a Greccio, nel luogo del Natale del 1223 quando Francesco fece mettere della paglia in una mangiatoia e fece procurare perfino un bue e un asino, perché fosse visibile a tutti, con “gli occhi del corpo”, in qual modo il fanciullo Gesù era nato a Betlemme, privo di tutto ciò che è necessario a un infante, si vedrà che anche lì, nella cappellina costruita sul luogo dove in quella notte fu celebrata la messa (edificata nel 1228, anno della canonizzazione del Santo) un pregevole affresco di scuola giottesca rappresenta, in due scene, il Presepio di Greccio e mostra Maria che depone Gesù in una culla che è, in realtà, un sepolcro.

Nelle icone bizantine, importanti per gli sviluppi delle immagini occidentali, il tema è rappresentato secondo uno schema fisso: nell’icona della natività di Andrei Rublev (XV sec.il “santo Iconografo”v canonizzato nel 1988 dalla chiesa ortodossa) protagonista di un film di Andreij Tarkovskij), ad esempio, la scena è dominata dalla montagna che si apre in una grotta, Maria è il roveto ardente che ha partorito Cristo, fasciato come un morto e deposto nella culla-sepolcro.

Già il vangelo di Luca intuisce numerose rispondenze tra l’episodio della natività e quello della deposizione di Cristo, individuando nelle fasce il simbolo della sepoltura. Una conferma di tale lettura si vede sia nella forte somiglianza iconografica esistente tra l’immagine del Bambino fasciato e quella consueta di Lazzaro avvolto nelle bende, sia nella particolarità di alcune scene della natività, dove, come dicevo,  la mangiatoia diviene simile a un vero e proprio sepolcro. L’incarnazione, dunque, si compie nella Pasqua: “l’incarnazione insomma è la premessa, non solo temporale ma logica, della croce. La croce svela il senso profondo dell’incarnazione” (G. Miccoli). 

Il Natale e la Pasqua, l’Incarnazione e la Redenzione:  anche questo presepio svela il nesso profondo di questo mistero d’Amore. 

 

Dott.sa Orietta Pinessi